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➋ La conferma della presenza dell’anfiteatro

Nel 2011, grazie ai Fondi PRUSST e l’Istituto Cassa Depositi e Prestiti, il Comune di Lecce ha potuto acquisire l’area in cui è ubicato il complesso monumentale dell’anfiteatro, consentendo di dare avvio alle ricerche archeologiche.

Gli scavi da subito, si sono concentrati nel settore meridionale dell’anfiteatro, in corrispondenza del grande ingresso sud, l’aditus, che lo collegava all’area archeologica di fondo Acchiatura. Da questo ingresso dovevano entrare i gladiatori e i personaggi del ceto aristocratico che prendevano posto nelle prime file della cavea.

Dal settore meridionale, in breve tempo, sono state messe in luce le strutture murarie che delimitavano l’ingresso e il piccolo passaggio ovest sormontato dall’arco, che dava accesso alle scale che conducevano alla parte bassa della cavea. Gli strati indagati, che ricoprivano le strutture dell’anfiteatro, erano caratterizzati da terreni di scarico ricchi di materiali ceramici, che l’analisi preliminare ha datato tra il IV e il VI secolo d.C. A questo periodo si data l’abbandono della città e l’anfiteatro diventò una grande area di discarica a cielo aperto.

Questo primo intervento di scavo ha permesso di confermare la presenza dell’anfiteatro rudino, realizzato all’interno di una dolina di natura carsica, proprio come lo aveva descritto Cosimo De Giorgi.

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🖼 Didascalie foto:
1) L’aditus sud durante la campagna di scavo 2011.
2) L’ingresso al vano scale sud-ovest al momento della scoperta 2011.

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