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L’abbandono dell’anfiteatro

L’analisi stratigrafica ha permesso di definire che la spoliazione dell’anfiteatro prese avvio tra il IV e il V sec. d.C., quando molti blocchi strutturali furono riutilizzati per la costruzione di altri edifici e reimpiegati in strutture murarie identificate sul margine orientale del monumento.

L’abbandono in questa fase è testimoniato dalla cronologia del materiale ceramico, in particolare dalla sigillata africana e dalle anfore commerciali, restituito dagli strati di terreno cineroso che obliteravano l’aditus e parte dell’arena.

Al di sopra di questi scarichi erano presenti alcuni blocchi in crollo dell’alzato e spessi accumuli di terreno colluviale che hanno interrato per secoli l’anfiteatro.

I blocchi in crollo dell’anfiteatro

Addossata al muro ovest dell’aditus sud viene invece installata una calcara, realizzata in parte con grandi blocchi di reimpiego, che ha pesantemente compromesso la struttura muraria.

Il rinvenimento negli stati di obliterazione dell’aditus di una statua in marmo di togato velato capite, attribuibile al I secolo dell’Impero, e il ritrovamento nello stesso contesto di frammenti di una testa in marmo attribuibile ad Agrippina Minore, induce a pensare che nell’area circostante fossero collocate statue di un ciclo imperiale, forse provenienti dall’area del Foro della città romana.

Statua in marmo di togato velato capite del I sec. d.C.

Ad Età medievale (XIII-XIV sec. d.C.) è riconducibile la completa spoliazione dell’edificio da spettacolo, come testimoniato dal materiale ceramico rinvenuto negli strati di demolizione indagati nell’area dell’arena. Questi livelli erano costituiti principalmente dallo scivolamento di pietre e terra che formavano le sostruzioni su cui si impostavano le file dei gradini della cavea. Sempre a questa fase sono riferibili alcune strutture murarie realizzate a secco, individuate nell’area ovest dell’arena e relative a recinti per animali o ripari temporanei.

Le strutture murarie a secco di Età medievale

Sulla base dei dati di scavo è ipotizzabile che tra il XIII-XIV secolo, nel nuovo impulso edilizio avviato da Maria d’Enghien, contessa di Lecce, l’area dell’anfiteatro continuò ad essere sfruttata come una grande cava a cielo aperto e i blocchi, ridotti di dimensioni, furono portati nella vicina Lecce per la costruzioni di nuovi edifici.

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